La rimonta impossibile della Juve in Champions nel 2019 con la tripletta di... te la ricordi?

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Paolo

Ventuno giorni prima era finita malissimo. Due a zero al Wanda Metropolitano, due gol negli ultimi cinque minuti che avevano cancellato ogni speranza.

I difensori centrali avversari, entrambi da palla inattiva. Prima l'uruguaiano sulla sinistra, poi il capitano dall'altra parte. Un uno-due micidiale.

La squadra italiana tornò a casa sconfitta, umiliata, quasi rassegnata. Mai nella sua storia aveva ribaltato un passivo simile agli ottavi di una competizione europea.

La squadra più impenetrabile d'Europa

Venti giorni per preparare una serata che sembrava scritta già. Gli spagnoli erano maestri nella difesa del risultato. Il loro allenatore, il "Cholo", aveva costruito un impero sulla solidità difensiva.

La squadra più impenetrabile d'Europa. Quella che non subiva gol, che stritolava gli avversari, che faceva della sofferenza altrui la propria forza.

Serve un miracolo, dicevano tutti. Servono tre gol senza subirne. Impossibile.

Il campione silenzioso

C'era però un dettaglio che molti dimenticavano. L'attaccante portoghese arrivato in estate per centodieci milioni di euro era stato pagato proprio per queste serate.

In Champions aveva segnato solo un gol fino a quel momento. Troppo poco per uno abituato a dominare la competizione. Troppo poco per chi l'aveva vinta cinque volte.

Ma contro quegli avversari aveva un conto aperto. Ventidue gol in trentuno partite prima di quella serata. Un incubo ricorrente per i madrileni.

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La partita perfetta

Dodici marzo 2019, stadio gremito. Quarantunomila persone che speravano nel miracolo.

La squadra italiana partì forte, fortissimo. Pressing altissimo, intensità mai vista. Al ventisettesimo minuto arrivò il primo squillo.

Cross dalla destra, stacco imperioso. Il numero sette sovrastò il terzino e fulminò il portiere. Uno a zero.

Gli avversari sembravano smarriti, incapaci di reagire. Non riuscivano a uscire dalla propria metà campo, non riuscivano nemmeno a tirare verso la porta.

Il raddoppio da sogno

Tre minuti dopo l'intervallo, lo stesso copione. Cross dalla sinistra del terzino portoghese, nuovo stacco aereo perfetto. Due a zero.

Lo stadio esplose. Il risultato aggregato era in parità, si andava verso i supplementari. Ma la squadra italiana non voleva fermarsi.

Continuò a spingere, a macinare gioco, a soffocare gli avversari. L'undici spagnolo sembrava una squadra di dilettanti, incapace di opporsi a quella furia.

Il rigore che cambia tutto

Ottantacinquesimo minuto. L'esterno italiano partì palla al piede dalla propria metà campo, bruciò l'avversario con la velocità e la forza.

In area lo aspettava l'argentino che provò a fermarlo. Contatto, caduta, calcio di rigore.

Il numero sette prese il pallone. Nessun dubbio, nessuna esitazione. Rincorsa, destro potente che spiazzò il portiere. Tre a zero.

Tripletta completata. Rimonta compiuta. Impresa realizzata.

L'uomo della provvidenza

Gli avversari non tirarono nemmeno una volta verso la porta in novanta minuti. Una statistica impressionante per una squadra abituata a dominare queste sfide.

Era la prima volta nella storia che la squadra italiana ribaltava un doppio svantaggio agli ottavi di una competizione europea.

L'ultimo giocatore della formazione torinese a segnare una tripletta in Champions era stato Alessandro Del Piero contro il Monaco, nel 1998.

L'eroe di quella notte fu Cristiano Ronaldo. La rimonta impossibile della Juventus contro l'Atletico Madrid finì tre a zero, qualificazione ai quarti strappata con i denti.

Due colpi di testa che lo portarono in cielo. Un rigore che chiuse i conti. La sua ottava tripletta in Champions League, la prima e unica con la maglia bianconera.

Ventiquattro ore dopo, Massimiliano Allegri disse ai giornalisti: "È per questo che lo abbiamo preso". Diego Simeone uscì dallo Stadium sconfitto e a testa bassa.

Il fuoriclasse portoghese aveva dimostrato ancora una volta di essere l'uomo dei grandi appuntamenti. L'incubo dell'Atletico continuava.


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Paolo

Segue qualsiasi sport con l’occhio di chi cerca sempre “la storia dietro il numero”. Tra record, imprese e aneddoti poco conosciuti, ama raccontare storie di sport e risolvere enigmi (la sua seconda passione).

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