Quando si parla di longevità nel calcio italiano, il primo nome che viene in mente è quello di Gigi Buffon. Ma c'è un portiere che ha giocato in Serie A più a lungo di Superman. Un estremo difensore che ha riscritto i limiti dell'età nel calcio professionistico.
44 anni e 38 giorni. Questa l'età con cui scese in campo per l'ultima volta nella massima serie italiana, l'11 maggio 2008, al Luigi Ferraris di Genova. Una partita vinta 2-0, con tanto di porta inviolata. Un addio in bellezza.
Il record che nessuno voleva
La carriera iniziò tardi, almeno per gli standard di un portiere. Il debutto in Serie A arrivò a 26 anni, nel dicembre 1990. Ma quell'età non fu un limite, anzi. Divenne il punto di partenza per una scalata che avrebbe sfidato ogni logica anagrafica.
Nella stagione 1989-90, con il Modena in Serie C1, costruì un record ancora imbattuto. Appena 9 gol subiti in 34 partite. La porta rimase inviolata per 28 gare su 34, comprese 15 delle 17 casalinghe. Numeri da videogioco, non da calcio vero.
Le grandi maglie e i trofei
Il talento non passò inosservato. Arrivarono le chiamate dei grandi club: Cesena, Parma, Reggiana, Lazio, Inter. Con il Parma vinse la prima Coppa delle Coppe, diventando riserva di lusso ma decisiva nei momenti che contavano.
Nel 1997 sbarcò alla Lazio. Tre anni da comprimario, ma con un palmares invidiabile: uno scudetto nel 2000, quello storico, il secondo della storia biancoceleste. Due Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea. Contributi minimi nelle statistiche, massimi nel valore.
Il 2000 fu l'anno magico. Sven-Göran Eriksson lo schierò nelle partite più delicate, quelle che decidevano la stagione. Derby, scontri diretti, finali. Sempre presente quando serviva. Lo scudetto arrivò all'ultima giornata e lui c'era.
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Il ritorno impossibile
Nel 2005, a 41 anni, tornò alla Lazio. Come terzo portiere, per fare da chioccia ai giovani. Ma gli infortuni di Peruzzi e Sereni lo catapultarono in campo. E lì accadde qualcosa di straordinario.
Il 23 ottobre 2005, nel derby contro la Roma, superò il record di Dino Zoff. Divenne il più anziano giocatore a scendere in campo in Serie A. Aveva 41 anni e 203 giorni. Il suo mito personale, quel Zoff che aveva sempre ammirato, venne superato.
Ma non si fermò. Continuò a migliorare quel record, partita dopo partita. La stagione 2007-08 fu da protagonista assoluto: 29 presenze su 38 in campionato. A 43-44 anni, titolare inamovibile.
Champions a 43 anni
L'11 dicembre 2007, al Santiago Bernabeu, scrisse un'altra pagina di storia. Real Madrid-Lazio 3-1, Champions League. Lui tra i pali, a 43 anni e 253 giorni. Il più anziano giocatore mai sceso in campo nella massima competizione europea.
Prese tre gol da Julio Baptista, Raul e Robinho. Ma il record era suo, per sempre. In quella stagione giocò tutte le 8 partite della Lazio in Champions. Delio Rossi si fidava ciecamente di lui.
Il secondo tempo da bomber
Quando nel 2008 appese i guantoni al chiodo, molti pensarono fosse finita. Invece era solo l'inizio di un'altra vita calcistica. Si reinventò attaccante nel Calcara Samoggia, Prima Categoria.
La prima stagione fu da sogno: 24 gol in 37 presenze. Capocannoniere del girone. A 44 anni passati, non più tra i pali ma in area avversaria. Un colpo di genio, o forse solo l'ennesima sfida al tempo.
Nel 2011, a 47 anni, si accasò al San Cesario. Giocò sia da portiere che da attaccante, a seconda delle necessità. Il calcio era diventato un divertimento puro, senza pressioni, senza aspettative.
Il nome di questo portiere fuori dal tempo è Marco Ballotta. Un uomo che ha trasformato l'età in un dettaglio irrilevante, che ha giocato fino a quando il corpo e la passione glielo hanno permesso. Che dopo una carriera da professionista costellata di trofei, ha scelto di continuare a divertirsi nei campetti di provincia, segnando gol invece di pararli.
Un recordman silenzioso, che non ha mai fatto rumore ma ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio italiano.






