La storia dell'attaccante argentino del Napoli che segnò 36 gol in un solo campionato di Serie A, non è Maradona

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Giorgio

Ci sono record che sembrano eterni. Numeri che attraversano le generazioni, resistono alle mode tattiche, sopravvivono a ogni rivoluzione del calcio. Sessantasei anni. Tanto era durato il primato di Gunnar Nordahl, fermo a 35 gol nella stagione 1949-50.

Un muro che sembrava invalicabile. Eppure, nella stagione 2015-16, quel record cadde sotto i colpi di un centravanti che trasformò un campionato intero in una personale caccia alla storia.

La rinascita dopo il fallimento

L'estate del 2015 iniziò con l'amarezza. Un rigore sbagliato nell'ultima giornata della stagione precedente, quello decisivo per la qualificazione alla Champions League. La città intera che sognava e lui che aveva fallito dal dischetto. Il quarto errore stagionale dagli undici metri.

Il morale era a terra. Ma l'arrivo di un nuovo allenatore, un tecnico che veniva da Empoli con idee rivoluzionarie e la sigaretta sempre in bocca, cambiò tutto.

Maurizio Sarri capì che quel centravanti aveva bisogno di stimoli nuovi, di essere liberato dai fantasmi. Costruì una squadra che esaltava le sue qualità, un sistema di gioco che lo metteva nelle condizioni di esprimere tutta la sua classe.

La macchina da gol

L'inizio fu complicato. Due punti nelle prime tre partite. Poi qualcosa scattò. Il talento esplose in tutta la sua potenza.

A fine ottobre il bottino parlava già chiaro: 10 gol tra campionato e coppe. Il 30 novembre, contro la capolista, arrivò una doppietta che fece tremare l'Italia intera. La città iniziò a sognare lo scudetto.

I gol arrivavano in ogni modo. Di destro, di sinistro, di testa. Tap-in da opportunista puro, bombe da fuori area, inserimenti perfetti. Una varietà di soluzioni che rendeva impossibile fermarlo.

La difesa avversaria sapeva dove avrebbe colpito, ma non riusciva comunque a contenerlo. Nove doppiette nell'arco della stagione. Una media realizzativa devastante: oltre un gol a partita.

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La corsa al record

Mentre la squadra macinava vittorie e punti, lui continuava a segnare. Il confronto con Nordahl divenne sempre più serrato. I tifosi facevano i conti, partita dopo partita.

A primavera il traguardo era vicino. Servivano ancora pochi gol per entrare nella storia. La pressione cresceva, ma lui non sembrava sentirla. Anzi, nei momenti decisivi rendeva ancora di più.

L'ultima giornata arrivò con lui a quota 33. Serviva una magia per superare lo svedese in una sola partita. E la magia arrivò.

Il giorno della gloria

14 maggio 2016. Ultima partita di campionato. Lo stadio gremito, la città in festa. Il primo tempo finì 1-0, ma senza il suo gol. La tensione era palpabile.

Nella ripresa esplose. Primo gol al 52°, un diagonale perfetto dal limite. Record di Nordahl eguagliato al 62°, con un tap-in sotto porta. La storia era a un passo.

Il terzo gol, quello del sorpasso definitivo, fu da album Panini. Un cross dalla sinistra, lui addomestica il pallone con il petto e si inventa una rovesciata da fuori area che si insacca all'angolino. Il San Paolo esplose in un boato.

36 gol in 35 partite. Un record che resisteva da 66 anni era stato frantumato. La rovesciata finale fu la ciliegina su una stagione perfetta.

L'epilogo amaro

La squadra finì seconda, a nove punti dalla Juventus campione. Ma quei 36 gol rimasero nella storia. Il nome del protagonista è Gonzalo Higuaín, l'attaccante argentino che con la maglia del Napoli riscrisse i libri di record della Serie A.

Un'impresa che solo Ciro Immobile è riuscito a eguagliare, quattro anni dopo. Ma il primo a varcare quella soglia, a dimostrare che il record di Nordahl poteva essere battuto, fu il "Pipita". Una stagione da film che rimane indelebile nella memoria del calcio italiano.


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Giorgio

Ama lo sport e ha una passione speciale per i record. Sul blog racconta storie e curiosità con un tono semplice e diretto, come una chiacchierata tra amici.

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