L'atleta più giovane a vincere una medaglia olimpica invernale per l'Italia: Arianna Fontana a 15 anni

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Paolo

Aveva solo quattro anni quando mise i pattini per la prima volta. Non erano quelli da ghiaccio, ma i classici pattini a rotelle. Il fratello maggiore Alessandro pattinava già e lei voleva fare tutto quello che faceva lui.

Dalla Valtellina al mondo. Cresciuta a Polaggia, una piccola frazione montana, passò presto dal pavimento al ghiaccio. La differenza era enorme, ma lei non se ne accorse nemmeno.

A sette anni le chiesero: "Vinci la coppa?". La risposta arrivò immediata: "Credo di sì". Quel "credo" era in realtà una certezza travestita da modestia infantile.

Il debutto che nessuno si aspettava

Stagione 2005-2006. A quindici anni arrivò la prima convocazione in Nazionale. Un'adolescente bionda con gli occhi vispi che nessuno conosceva davvero.

Prima delle Olimpiadi ci furono gli Europei in Polonia. Secondo posto generale. Tre podi individuali sui 500, 1500 e 3000 metri. Non male per una ragazzina al suo primo grande torneo internazionale.

Poi arrivò febbraio. Le Olimpiadi di Torino 2006, in casa. Lei gareggiò sui 500 e 1000 metri individuali, senza particolari risultati. Ma c'era anche la staffetta.

La gara che cambiò tutto

Staffetta femminile 3000 metri. Cinque atlete azzurre sul ghiaccio: Marta Capurso, Mara Zini, Katia Zini, Cecilia Maffei e lei, la più giovane di tutte.

Il pattinaggio su pista corta è uno sport spietato. Otto giri e mezzo su un ovale di 111 metri. Gomitate, sorpassi impossibili, cadute rovinose. Tutto può succedere in pochi secondi.

L'Italia arrivò terza. Medaglia di bronzo. La ragazzina si ritrovò sul podio olimpico con indosso la tuta azzurra e una medaglia al collo che pesava più di quanto avesse mai immaginato.

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Il record che resiste

Quindici anni e trecentoquattordici giorni. L'età precisa di quella giovane atleta quando conquistò il bronzo. Nessuno prima di lei, nella storia dei Giochi invernali italiani, aveva vinto una medaglia olimpica così giovane.

Un record che resiste ancora oggi, dopo vent'anni. Un primato che probabilmente durerà a lungo, perché arrivare a quindici anni alle Olimpiadi è già difficile. Salire sul podio è quasi impossibile.

Il fuoco che non si spegne

Tutti la guardavano con un senso di protezione quasi materno. Una bambina in mezzo agli adulti, pensavano. Ma lei fece capire subito che non era lì come mascotte.

Era lì per vincere. E aveva ragione.

Dopo quella prima medaglia non si fermò più. Vancouver 2010, primo bronzo individuale sui 500 metri. Poi Sochi 2014 con tre medaglie, PyeongChang 2018 con il primo oro olimpico, Pechino 2022 con due ori e un argento.

Sei Olimpiadi consecutive sul podio. Un traguardo che nessuna donna italiana aveva mai raggiunto prima.

Vent'anni dopo

Dieci febbraio 2026. Esattamente vent'anni dopo quella prima medaglia, è tornata a vincere l'oro olimpico in casa. Stavolta nella staffetta mista, una gara che a Torino 2006 non esisteva nemmeno.

Due giorni dopo, dodici febbraio, arriva l'argento nei 500 metri. La sua specialità, quella dove aveva già vinto due ori consecutivi. Dietro solo all'olandese Velzeboer che stabilì il record del mondo.

Tredicesima medaglia olimpica. Il numero che la porta a eguagliare Edoardo Mangiarotti, lo schermidore che dal 1960 deteneva il primato assoluto di atleta italiano più medagliato ai Giochi.

La leggenda si chiama Arianna

Il suo nome è Arianna Fontana. Nata a Sondrio il 14 aprile 1990, cresciuta sul ghiaccio della Valtellina. La più giovane medagliata olimpica invernale italiana della storia.

Tre ori, cinque argenti, cinque bronzi. Tredici medaglie in sei edizioni consecutive. Cavaliere, Commendatore, tre Collari d'Oro. Portabandiera dell'Italia a PyeongChang 2018 e Milano Cortina 2026.

La regina dello short track che da bambina sapeva già tutto. Che a sette anni rispondeva "credo di sì" quando le chiedevano se avrebbe vinto. Quel fuoco acceso a quattro anni non si è mai spento.

Vent'anni dopo quel bronzo a Torino, continua a graffiare il ghiaccio. Continua a vincere. Continua a essere la leggenda che era destinata a diventare.


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Paolo

Segue qualsiasi sport con l’occhio di chi cerca sempre “la storia dietro il numero”. Tra record, imprese e aneddoti poco conosciuti, ama raccontare storie di sport e risolvere enigmi (la sua seconda passione).

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