Esistono primati che raccontano storie di sacrificio lungo una vita intera. Di medaglie che arrivano per posta due anni dopo la gara, perché qualcuno ha barato.
Dieci medaglie olimpiche. Un bottino che solo pochissime atlete al mondo possono vantare nello sci di fondo. Ma il numero, da solo, non racconta tutto.
Non dice nulla dei primi sci di legno rosso costruiti dal padre falegname. Delle piste nella Valle Stura, percorse fin da bambina. Della corporatura minuta, 158 centimetri per 45 chili, che le valse il soprannome di "scricciolo".
La consacrazione
L'esordio olimpico arrivò nel 1988, senza medaglie ma con tanta esperienza. La vera svolta giunse quattro anni dopo, in Francia. Albertville 1992 segnò l'ingresso nella leggenda.
Tre medaglie in un colpo solo. L'oro nella 30 chilometri a tecnica libera, diventando la prima italiana a vincere l'oro olimpico nello sci di fondo. Poi l'argento nei 10 chilometri e il bronzo nella staffetta.
La sua piccola frazione di 160 abitanti si svuotò per seguirla. Metà del paese viaggiò fino in Francia per vederla vincere.
L'anno successivo, ai Mondiali, arrivarono altri due ori. Ma il corpo iniziò a presentare il conto.
Il dolore e la rinascita
Un alluce valgo che la tormentava. La prima operazione al piede destro non risolse il problema. Ne servì una seconda. I medici le consigliarono di smettere, che non ne valeva la pena.
Lei decise di continuare. A Lillehammer 1994 arrivò con il piede malconcio, le temperature rigide che peggioravano la circolazione. Due bronzi comunque conquistati, nonostante tutto.
Gli anni seguenti furono difficili, avari di risultati. Ma nel 1997 la forma tornò. Quattro argenti ai Mondiali, poi il riconoscimento più prestigioso: la Medaglia Holmenkollen, onorificenza riservata ai migliori dello sci nordico.
A Nagano 1998 conquistò altre due medaglie. Un argento e un bronzo che confermavano il ritorno ai vertici.
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L'ultima impresa
Salt Lake City 2002 avrebbe dovuto essere il congedo. Invece diventò l'Olimpiade più epica della carriera.
Tre medaglie anche stavolta. Ma l'oro nella 15 chilometri rimane nella storia per come arrivò. A tre chilometri dal traguardo si ruppe un bastoncino. Dovette cambiarlo tre volte. Panico, rabbia, grida di frustrazione.
Poi la scelta: arrendersi o provarci comunque. Recuperò le avversarie e lanciò la volata. Oro battendo nettamente la russa che poi venne squalificata per doping.
Il bronzo nella 10 chilometri, invece, non lo vide sul podio. La terza classificata era dopata, anche lei squalificata. La medaglia arrivò per posta, due anni dopo, in una busta. Senza cerimonia, senza inno, senza il momento che ogni atleta sogna.
Il numero perfetto
Quattro edizioni olimpiche con medaglie. Dieci podi totali: 2 ori, 3 argenti, 5 bronzi. A cui si aggiungono 13 medaglie mondiali, 72 podi in Coppa del Mondo, 23 vittorie.
Nel 2006 le fu affidato l'onore più grande: ultima tedofora a Torino, quella che accende il braciere olimpico. L'Olimpiade in casa, quella a cui avrebbe voluto partecipare ma che sacrificò per stare con i figli.
Il nome di quella sciatrice che ha reso grande lo sci di fondo italiano è Stefania Belmondo. Nata a Vinadio nel 1969, non ha mai lasciato le sue montagne.
Quella ragazzina con gli sci rossi fatti dal papà è diventata una delle atlete più titolate della storia olimpica italiana. Dieci medaglie che raccontano di talento, ma soprattutto di una caparbietà fuori dal comune.






