La storia del primo giocatore NBA che ha segnato oltre 4.000 triple in carriera

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Paolo

C'erano quattromila volte. Quattromila volte in cui il pallone aveva lasciato le mani a nove metri dal canestro, descrivendo un arco perfetto. Quattromila volte in cui la retina si era mossa appena, senza nemmeno sfiorare il ferro.

Un numero impossibile. Prima di quella sera, nessuno nella storia del basket professionistico aveva mai raggiunto questa cifra. Ray Allen si era fermato a 2.973, un record che aveva resistito per dieci anni.

Ma qualcuno stava per andare oltre.

La serata del record

Tredici marzo 2025, Chase Center di San Francisco. La partita contro i Sacramento Kings sembrava una formalità, ma il pubblico non era lì per il risultato.

Aspettavano il numero quattromila.

Nei primi tre tentativi, la palla non entrò. Il quarto arrivò nel terzo quarto, con otto minuti e diciannove secondi rimasti da giocare.

Moses Moody passò il pallone sulla destra. Doppia marcatura difensiva, pressione alta. Non importava. Finta, palleggio, rilascio.

La palla schizzò dalla mano e salì verso il canestro. Il pubblico si alzò in piedi prima ancora che entrasse. Retina che si mosse appena. Stadio esploso.

Il percorso verso l'infinito

Il viaggio era iniziato sedici anni prima, nell'ottobre 2009. La prima tripla era arrivata in una partita a Phoenix, servita da Andris Biedrins.

Mille triple raggiunte nel gennaio 2015. Cinque anni e tre mesi per il primo traguardo.

Da lì, il ritmo era aumentato. Le seconde mille erano arrivate nel dicembre 2017, in meno di tre anni. Poi altre mille nel dicembre 2021, in quattro anni esatti.

Il 14 dicembre 2021, al Madison Square Garden di New York, era caduto il record di Ray Allen. Tripla numero 2.974 su assist di Andrew Wiggins. Standing ovation, abbracci, lacrime.

Da quel momento erano passati 1.185 giorni. Altre 1.026 triple segnate. Una progressione inarrestabile.

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I numeri della leggenda

Nella stagione 2015-16 aveva segnato 402 triple in un solo anno. Un record che sembrava irreale. Nessuno si era mai nemmeno avvicinato.

Cinque volte aveva superato le 300 triple in una stagione. Gli altri giocatori nella storia della NBA, messi tutti insieme, ne avevano solo due.

Ventisette partite con almeno dieci triple segnate. Il secondo in classifica ne aveva solo otto.

Media carriera del 42,4% da tre punti. In 967 partite su 1.010 giocate aveva segnato almeno una tripla. Percentuale: 95,7%.

Otto titoli di capocannoniere da tre punti in sedici stagioni. Quattro campionati vinti. MVP unanime nel 2016, il primo e unico nella storia.

La rivoluzione del gioco

Non si limitava a tirare dalla linea dei tre punti. Sparava da metà campo, dal logo al centro del parquet, da distanze che nessun altro osava nemmeno provare.

"Non gli importa della sua percentuale", disse una volta il suo allenatore. "Spara sempre dal centrocampo".

Sei triple segnate da dietro la metà campo in carriera. Centotredici tentativi. Il record personale: 51 piedi, oltre quindici metri, contro Orlando nel febbraio 2025.

Aveva cambiato il modo di pensare il basket. Prima di lui, la tripla era un'arma occasionale. Dopo di lui, era diventata il cuore del gioco moderno.

Il regalo di compleanno

Quella tripla numero quattromila era arrivata un giorno prima del suo trentasettesimo compleanno. Un regalo che nessuno si sarebbe potuto fare da solo, se non lui.

Al timeout successivo, lo stadio proiettò un video tributo. Andris Biedrins apparve sullo schermo: "Ciao, non so se te lo ricordi, ma sono stato io a servirti l'assist per la tua prima tripla nel 2009".

Seduto in panchina, asciugamano alzato al cielo, rispose alla standing ovation con le lacrime agli occhi. Google celebrò l'evento con un'animazione speciale: coriandoli, palloni da basket, il numero tre.

Il futuro senza limiti

A trentasette anni non aveva intenzione di fermarsi. Contratto fino al 2027, ma aveva già fatto sapere di voler andare oltre. Arrivare a quarant'anni, come LeBron James.

I modelli statistici prevedevano un ritiro a quota 4.893 triple. Ma c'era il 39% di probabilità che arrivasse a cinquemila.

James Harden, il più vicino, si era fermato a 3.117. Damian Lillard aveva 2.785 triple, Klay Thompson 2.657.

Il suo nome era Stephen Curry. Il numero quattro dei Golden State Warriors. Il più grande tiratore della storia del basket.

E la cifra quattromila era solo una tappa. Non un traguardo. Perché per lui, non esistevano limiti.


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Paolo

Segue qualsiasi sport con l’occhio di chi cerca sempre “la storia dietro il numero”. Tra record, imprese e aneddoti poco conosciuti, ama raccontare storie di sport e risolvere enigmi (la sua seconda passione).

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